Semeiotica Biofisica Quantistica. Il Nuovo Rinascimento della Medicina. www.sisbq.org

Quando Anicio Manlio Torquato Severino Boezio scrisse la più significativa definizione dell’essere umano – Rationalis naturae individua substantia” – ha pensato certamente ad una Persona come Maria Novella De Luca. Invito i miei Amici a riflettere su questo articolo. Buona Lettura.

E Di Bella l’eretico della medicina trionfa nei Palazzi romani. Con il ministro della Sanità strette di mano e un caffè. Duro attacco alla “dittatura” dell’Ordine dei medici
“Io non vendo acqua di Lourdes”
ROMA – La pioggia bagna il vecchio professore nel giorno dell’ addio alle armi, tra l’abbraccio umido della gente, la morsa dei fan, le urla dei sostenitori. Incede a passettini lenti, curvo e ricurvo schivando le pozzanghere, ma non cede e non molla il vecchio professore, che alla fine stupisce tutti e annuncia: “Il mio referente è il ministro Rosy Bindi. A lei affido la mia ricerca. Mi ha stretto forte la mano e ora so che vigilerà perchè quanto ho costruito non venga stravolto e fatto a pezzi. Finalmente avete capito che non vendo acqua di Lourdes”. Luigi Di Bella s’avanza nei palazzi del potere, che svolta nel grande giorno dell’ufficialità, con l'”eretico” della medicina che invece di scontrarsi incontra tutti i saggi dell’ oncologia ufficiale, e alla sera, in una Roma dai colori arrugginiti, fa professione di fede per quella ministra fino a poche ore prima ritenuta insensibile nemica. Era partito alle sei del mattino dalla sua casa di Modena, Luigi Di Bella, il profeta della terapia anticancro, scortato dai fedelissimi Ivano Camponeschi, factotum e portavoce, dall’avvocato di famiglia, Enrico Aimi, dalla sua collaboratrice Angela Cuoghi. Tutta una tirata fino a Roma, con sosta all’hotel “Majestic” di Via Veneto. Poi alle 11,30 il vecchio professore si è presentato, puntualissimo, vestito di un blu luminoso, all’appuntamento con la Politica, al numero 24 di piazza Montecitorio invasa già dai supporter di Radio-Radio, per l’audizione, a lungo attesa, davanti alla commissione Affari Sociali della Camera. Un po’ scalcinati ma rumorosi, al grido di “Di Bella attento al tranello”, e “La vita è bella con Di Bella”, i sostenitori l’ hanno accolto con urli da barricata ai limiti della ressa. Quasi di peso i commessi della Camera l’hanno trascinato dentro, mentre i metal detector impazziti dal troppo via-vai suonavano nemmeno fossero campane di domenica. Tra i velluti rossi di Montecitorio è iniziato così il cammino del professore “eretico” nelle stanze del Potere, nell’aula della Commissione Affari Sociali, seduto su un’alta pedana e piccolissimo sotto un quadro ingombrante di amori e centauri nudi. Qui il dottor Di Bella, chiamato a riferire delle sue scoperte e delle sue intenzioni, ha parlato due ore di seguito, facendo scivolare davanti a sè dei fogli scritti con grafia minutissima, sempre in piedi, con lo sguardo mai intimidito dalla platea. “Tre sono i punti del mio intervento: la libertà di scelta, l’approvvigionamento dei farmaci, il mio protocollo”. E via con il racconto di 40 anni di ricerche (trasmesso in diretta da Radio Radicale e dal Gr1), la vita e la morte, il tumore “con cui si deve convivere”, la somatostatina, la rivelazione “un professore dell’università di Modena mi chiese di non divulgare le mie ricerche, altrimenti avrei perso il posto”, l’appello “attenti ai medici truffatori che improvvisano il mio metodo”. I membri della commissione ascoltano, qualcuno quasi sembra più stanco del professore, si parla dei limiti dell’esistenza lì dentro. L’audizione tocca il suo momento più alto quando Luigi Di Bella abbandona le formule scientifiche e spiega, le radici profonde, la Weltanshauung del suo lavoro. “Io sono un fisiologo e dunque in ogni campo della mia ricerca posso solo pensare alla vita e non alla morte. Io credo che quando ci si ammala di tumore si debba imparare a convivere con questa dimensione, a convivere, non a morire con il cancro. La chemioterapia distrugge le cellule intaccate dal tumore, ma nello stesso tempo distrugge le cellule sane, dunque fa a pezzi anche la qualità della vita. La mia terapia tende invece a creare all’interno dell’organismo una condizione inospitale per le cellule, rafforzando però l’organismo, non debilitandolo. Questo secolo ha sancito la dittatura della medicina sull’uomo, è giunto il momento di rovesciare le carte in tavola&qu ot;. Il professore resta in piedi, i deputati iniziano a fare le loro domande e l’incanto si rompe. Più che chiedere informazioni parlano a ruota libera del futuro della medicina, tutt’al più pretendono un conteggio di morti e vivi. La tensione scende, il dibattito si trasforma in un freddo ripetersi di formule e quando ormai l’ora di pranzo è passata da un pezzo, Luigi Di Bella abbandona Montecitorio, accompagnato ancora dagli applausi dei fan. L’attende il momento più delicato della giornata, l’incontro con il ministro Rosy Bindi, e il gran gruppo degli scettici, i membri della commissione oncologica. “Di Bella sei Dio in terra, libertà di cura”, dice uno striscione sul palazzo di Lungotevere Ripa. Il Professore viene subito accompagnato nella stanza del ministro, dove l’attende anche il capo di gabinetto Marzio Branca, e il colonnello dei Nas, Pettinato. Viene servito un caffè, che scalda l’atmosfera. Ed è pace. L’ “eretico” della Scienza e la ministra si stringono più volte la mano: “E’ stanco professore?”, “No, stia tranquilla, prendo la melatonina”, “Certo, tutti e due lavoriamo duro…”, “E’ la prima volta che la vedo signora Bindi, io non ho la televisione”, e segue la battuta di spirito di una conciliante Rosy: “Dunque lei è uno dei pochi che ha la fortuna di non conoscermi…”. Bisognerà però aspettare un nuovo bagno di folla per sapere davvero che cosa è successo dentro la commissione oncologica. Ore 16, il professore-trottola, ora sì, con l’aria stanca, torna nel sacrario della Politica, per un incontro nella Sala Rossa tutto il gruppo di Alleanza Nazionale. La sala scoppia di presenze, c’è tutto lo stato maggiore, Fini soltanto assente perchè a Strasburgo. E davvero sembra strano vedere il piccolo professore accanto alle stazze massicce di Pinuccio Tatarella e Giulio Maceratini. Luigi Di Bella si è seduto sotto il tricolore, ma ormai il microfono quasi gli scivola di mano. “Avevo quasi paura quando mi sono trovato davanti tutti quei grandi professori. Dapprima mi guardavano fisso, con ostilità. Era come avere un peso sulla pancia. Poi, lentamente ho visto una luce di interesse, e alla fine erano davvero attenti, avevano gli occhi sbarrati, perchè io ho parlato su basi scientifiche, rigorose, mica vendo acqua di Lourdes, io…”. E qui il professore ha abbandonato l’aria mite per riprendersi la spada di “guerriero della somatostatina”. “Garattini? Un menagramo”. “Aldo Pagni? Si dovrebbe dimettere, perchè nemmeno in un regime il presidente di un ordine impone ai suoi medici di non dare un farmaco…”. “La somatostatina? Non è di destra e nemmeno di sinistra. Aiuta solo a curare i malati di cancro”. Alla fine del pomeriggio finisce anche il D. day del professore, che torna a Modena e ai suoi ammalati.
di Maria Novella De Luca

La Repubblica 15/01/1998
http://www.repubblica.it

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