Semeiotica Biofisica Quantistica. Il Nuovo Rinascimento della Medicina. www.sisbq.org

In questo terzo ed ultimo articolo del trittico dedicato alla valutazione clinica, semeiotico-biofisico-quantistica dell’attività delle staminali, comprese quelle usate a scopo terapeutico, nei sistemi biologici, in modo semplice ed essenziale è descritta per la prima volta la diagnosi semeiotico-biofisico-quantistica, indagine finora impossibile col solo fonendoscopio.

Com’è riferito ampiamente nei due precedenti lavori,  questa originale ricerca è  stata resa possibile dall’indagine microangiologica sul ruolo centrale svolto dagli eventi  microcircolatori nei nuclei di ossificazione, osservata per anni in giovani nei primi due decenni di vita.  Infatti, nel tessuto osseo esiste un insieme di cellule staminali che derivano da cellule mesenchimali indifferenziate. Si tratta di cellule staminali ossee che si dividono per mitosi e si differenziano le une in osteoblasti e le altre osteoclasti. Una volta differenziate, queste  cellule non si dividono più, però possono ridiventare cellule staminali ossee.

Pertanto, il lavoro nei nuclei di ossificazione – nello studio ho scelto in genere quelli femorali – finalizzato alla crescita e all’allungamento dell’osso, è realizzato grazie alla locale, intensa attivazione microcircolatoria di tipo I, associato, in accordo con la Teoria dell’Angiobiopatia.  Nella presente condizione, l’attivazione microcircolatoria è resa assai tipica dalla differenziazione e duplicazione delle locali cellule staminali, come illustrato nel secondo articolo del presente trittico, accanto al fisiologico lavoro delle cellule ossee locali, osteociti ed osteoblasti.

Ne consegue che l’accurata valutazione microangiologica clinica degli eventi fisiologici microcrcolatori nei nuclei di ossificazione, può essere applicata per l’analoga indagine sulla attività delle staminali in ogni altro tessuto in via di accrescimento o di ristrutturazione, come nell’impiego terapeutico delle staminali, quando esso ovviamente è coronato da successo.

Innanzitutto, a seguito dell’intensa e caratteristica attivazione microcircolatoria sopra segnalata, e del conseguente elevato livello di Energia libera endocellulare, il Tempo di Latenza del riflesso gastrico aspecifico (nel nostro caso, il riflesso femore-gastrico aspecifico) è aumentato del 50%: TL. = 12 sec. (NN = 8 sec.).

Altro segno di notevole valore diagnostico si è rivelata la Durata del Riflesso g.a., espressione del valore della Riserva Funzionale Microcircolatoria (NN > 3 sec. < 4 sec.). Infatti, la durata del riflesso è la minima mai osservata, 3 sec., ad indicare l’intensa reazione microvascolare, finalizzata a fornire il massimo apporto di energia-materia-informazione ad un parenchima in fase di notevole e singolare attività funzionale.

Il Tempo di Latenza Differenziale (NN > 3 sec. < 4 sec.), correlato con la Dimensione frattalica delle fluttuazioni delle locali piccole arterie ed arteriole, secondo Hammersen, mostra il prolungamento più elevato e mai osservato in tutte le altre condizioni, fisiologiche e patologiche: 8-9 secondi. 

La spiegazione di un così elevato valore parametrico, cioè una durata tanto prolungata del tempo che passa prima del successivo riflesso, è verosimilmente correlata con l’intensa ripolarizzazione delle cellule muscolari lisce dei minoro- e macro-vasi, necessaria per l’accumulo di energia libera endocellulare necessaria per consentire la lunga durata della diastole del cuore periferico, in accordo alla efficace definizione del Prof. Claudio Allegra: 11 sec. (NN a riposo = 6 sec.).

Notoriamente, il consumo di energia è massimo nella dilatazione della cellula muscolare. Ricordo, infatti, per esempio, che i canali del potassio sono ATP-dipendenti e che il cuore sofferente per carenza di ATP si arresta in sistole: “cuore di pietra”.

In realtà, durante il Tempo di Latenza Differenziale, nella cellula muscolare liscia rilassata viene prodotto nella catena respiratoria mitocondriale l’ATP necessario per compiere il successivo intenso lavoro di espulsione (= contrazione) del sangue dalle piccole arterie ed  arteriose nella direzione dei capillari nutrizionali.

La possibilità di valutare clinicamente l’attività delle cellule staminali consente al Medico di monitorare il lavoro riparativo in un tessuto precedentemente leso e di valutare se la terapia con cellule staminali è efficace  o non.

To be continued …

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