Semeiotica Biofisica Quantistica. Il Nuovo Rinascimento della Medicina. www.sisbq.org

Si tratta di una notizia non recente, nota al Medico esperto in Semeiotica Biofisica Quantistica, ma certamente sorprendente  per i Diabetologi, Laboratorio-dipendenti, che credono ancora nella possibilità che tutti gli individui siano predisposti al Diabete Mellito tipo 2 (DM), perché ignorano i suoi Cinque Stadi.

Sui reali motivi del persistere di questa desolante e tragica condizione di mancato aggiornamento, alla base dell’Epidemia Diabetica in continuo aumento, si potrebbero scrivere intere biblioteche: lascio ad altri l’ingrato compito.

Qual è la sostanza  che connette  il pancreas endogeno con l’uretere?

“Se di Platon la Musa non m’inganna”, l’Embriologia insegna che l’origine del rene e delle sue vie escretrici segue tre fasi:  il pronefro  origina, nell’embrione di 2,5 mm dal mesoderma interposto fra miotomi e somato-splancno-pleure, sotto forma di 6-10 paia di tubuli drenati in una formazione duttale, il dotto di Wolff, che si svuota nel celoma ; il pronefro involve, nell’embrione di 4 mm, ad eccezione della sua parte caudale che si allunga verso la cloaca, accogliendo nuove paia di tubuli dal mesenchima addominale, per costituire il mesonefro. Mentre la pars cranialis del mesonefro partecipera, insieme ad un a nuova formazione che si isola dalla cresta mesonefrica, il dotto paramesonefrico di Muller, alla costituzione di strutture genitali (oophoron, paraoophoron, dotto di Gartner e, rispettivamente, epididimo, paradidimo, deferente), la pars caudalis del dotto di Wolff da’ origine alla gemma ureterale, in prossimita’ dello sbocco in cloaca. Un cappuccio di mesenchima si associa all’uretere sviluppato dalla gemma Wolffiana e l’insieme costituisce il metanefro. L’unita’ renale completa accade nell’8a e la 9a settimana quando le due costituenti del metanefro, ghiandolare ed escretoria vengono collegate con la vascolarizzazione definitiva.

Al contrario, Il Pancreas si sviluppa da un abbozzo dorsale e un abbozzo ventrale. Il primo compare nella seconda metà della 4ª settimana, come un diverticolo della parete dorsale del duodeno a breve distanza dal diverticolo epatico e cranialmente ad esso.  Lo sviluppo procede  in senso cranio-dorsale all’interno del mesoduodeno, esso penetra in quella parte del mesogastrio dorsale da cui, prima della fusione, si viene formando la parete dorsale della porzione inferiore della borsa omentale. Da questo diverticolo si formano tutto il collo, il corpo e la coda del pancreas e una parte della testa. Questo abbozzo è dapprima duplice, ventrale e dorsale, ma le due parti tosto si fondono risultandone una massa unica, che cresce attorno all’intestino in seno al mesoduodeno, dove aumenta di volume e forma la rimanente parte della testa del pancreas.

Da quanto sopra brevemente riferito, non è possibile dare una risposta alla domanda bergsoniana sulla natura del collegamento tra isole pancreatiche di Langheran’s e uretere, dimostrato dalla Semeiotica Biofisica Quantistica. Come dire che, se non è una Buffala, di cui sono esperte le oche sapienti, questa sconvolgente notizia esprime non solo la genialità creativa del pensiero, ma testimonia la necessità ranheriana di utilizzare  l’ignoto per spiegare il noto.

Dal I Stadio del DM, caratterizzato dalla Costituzione Diabetica e dal relativo Reale Rischio Congenito, la Storia Naturale del  DM, secondo la SBQ, passa nel II Stadio, in cui il glicocalice delle cellule beta mostra una aggravantesi alterazione della sua funzione e struttura.

 

Notoriamente, membrane cellulari, glicocalice, l’Interstizio di Comel, e in particolare la Materia Fondamentale Amorfa con la sua componente principale proteoglicanica, il triforme Acido Jaluronico, originato da tre  differenti vie metaboliche, e il periangio costituiscono una unità funzionale.

La caratteristica del secondo stadio diabetico è  l’aumento di volume dell’interstizio delle isole pancreatiche, secondario al deposito di Amiloide. E.L. Opie nel 1901  descrisse la “degenerazione ialina” delle isole di Langherans nel pancreas di paziente iperglicemici, suggerendo una relazione con il diabete mellito, sebbene in quel tempo la proteina (amiloide) non era stata ancora riconosciuta come prodotto di origine insulare. Soltanto nel 1986 fu identificata la proteina di origine b-cellulare, denominata polipeptide amiloide insulare.  L’amiloide, materiale proteico composto da un denso intreccio di fibrille rigide e non, ramificate, si colora con il rosso Congo ed è birifrangente alla luce polarizzata. Le fibrille sono costituite da 20 proteine e molte sono state associate a specifiche malattie. L’amiloide insulare, presente nel 90 % dei casi di diabete tipo II, a partire dal II Stadio, è composta da comuni proteine, come la componente dell’amiloide P serica, e proteoglicani tipo eparansolfato, presenti nel siero e nei tessuti sani. La componente dell’amiloide P serica, correlata con le proteine della fase acuta, può legarsi a tutte le forme di fibrille  amiloidi, che vengono in tale modo protette dalla proteolisi.

Evidenze sperimentali, inoltre, dimostrano l’importanza di questa proteina nell’amiloidosi in vivo: nei topi, dove il gene per la sintesi di questa proteina è inattivato o knocked-out, l’esordio dell’amiloidosi sistemica è ritardato e la sua gravità è ridotta.  L’amiloidosi insulare è correlata con la perdita di circa il 40-50 % della massa b-insulare.

Si comprende dunque facilmente che  nel II Stadio del DM inizia  l’ampliamento dell’interstizio pancreatico. Pertanto, appare chiaro il ruolo diagnostico principale svolto dalla valutazione clinica della morfologia ureterale,  alla luce della Sindrome SBQ Cistica.

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